“Sono nato a Torino. Durante la guerra ero sfollato in un piccolo paese della provincia di Novara, Maggiora, tra il lago d’Orta e il lago Valsesia, dove abitavano i nonni. Una cosa che mi colpisce molto è come i ricordi della guerra, della liberazione, della lotta partigiana, sono molto differenti da quelli dei compagni di Milano. I compagni di Milano subivano spesso dei bombardamenti, avevano fame, freddo, mentre noi vivendo in campagna non avevamo bombardamenti. C’era stato soltanto qualche mitragliamento, di cui uno mi ero trovato sotto. Sì, c’erano delle ristrettezze alimentari, ma non è che si soffrisse la fame.

Lì la lotta partigiana era molto particolare. Non è che ci fossero dei reparti molto organizzati. I partigiani del paese erano soprattutto delle persone che desideravano non combattere con la repubblica sociale e che quindi si erano rifugiati in paese. Quando c’era pericolo, venivano tedeschi o fascisti, scappavano sulle colline. Ma quando non c’erano tedeschi e fascisti in paese o nelle vicinanze del paese era gente che continuava il proprio lavoro, a lavorare la terra, ad allevare il bestiame, a fare quello che c’era in un paese, in un’economia di sussistenza, in cui ognuno cercava di produrre quello di cui aveva bisogno”.

Partigiani sabotano la linea ferroviaria Borgomanero-Santhià in una località della provincia di Novara vicino a Maggiora, il piccolo comune in cui era sfollato Gaspare Jean.

“Il 25 aprile l’abbiamo vissuto così, l’abbiamo soprattutto sentito dalla radio, che era stata liberata Milano. Non c’erano state delle grosse manifestazioni. A scuola, il giorno dopo, avevamo tutti la coccarda tricolore, avevamo fatto un pochetino di festa, ma niente di particolare. Erano molto preoccupati i miei nonni, che avevano un figlio, quindi il fratello di mia mamma, in campo di concentramento in Germania. Lui era uno di quei militari che non avevano voluto consegnare le armi e non avevano aderito alla repubblica sociale. Mi ricordo che c’era grossa preoccupazione perché si era diffusa la voce che i tedeschi, per vendicarsi della liberazione di Milano, avrebbero fucilato delle persone in campo di concentramento. Naturalmente, notizie non ce n’erano e grandi erano le preoccupazioni. I festeggiamenti sono stati poi fatti con la festa del paese, nell’agosto del ’45. Mi ricordo che era la prima volta che vedevo la gente ballare, per il resto tutto quanto funzionava più o meno alla stessa maniera”.