Le memorie del mare sono oggi soprattutto quelle portate dagli “oggetti migranti”, che il mare trattiene e restituisce affinché umani di buona volontà, sulla terraferma, se ne prendano cura. E’ questo per esempio l’impegno del collettivo Askavusa di Lampedusa, che dal 2009 recupera  e conserva gli oggetti abbandonati dai migranti naufraghi. Da questa attività  di “raccoglitori” è nato PortoM, una sorta di museo della memoria del tutto speciale.

Diversi di questi oggetti sono stati fotografati, compaiono come immagini nel web, nei media, nelle mostre, diventano espressioni artistiche autonome. Io stesso le ho utilizzate e rielaborate per il mio video “Alisei”, che si può visionare qui di seguito.  Non stanno da sole, ma in compagnia di altre immagini,  del mare, della terra, dei viventi. E simbolicamente degli Alisei, i venti della circumnavigazione a vela del Globo, titolo della bellissima musica composta dal prematuramente scomparso Stefano Scodanibbio.

Per una casa degli oggetti migranti

Facendo questo piccolo video, che come sempre ho fatto per il solo il piacere di farlo, sono appunto venuto a conoscenza, in modo del tutto virtuale, di PortoM. Più che un museo, sembrerebbe un “contenitore” senza tanti fronzoli, direi un magazzino, ma nel senso nobile del termine, cioè non solo come luogo di raccolta-conservazione, ma anche di riflessione e d’incontro tra storie diverse. Un laboratorio. Gli oggetti migranti  hanno bisogno di case aperte, di spazi di accoglienza, delle mani e degli occhi degli altri. E’ così che consentiamo loro di proseguire l’esistenza nel mondo dei vivi, creando nuove storie, nuovi significati, nuovi luoghi.

Gli oggetti migranti sono i piccoli oggetti  della vita quotidiana: un pettine, un pennello da barba, una scarpa, un indumento, un libro del Corano, un biberon, un pacco di spaghetti, una foto. Sono le uniche tracce rimaste di persone in fuga inghiottite dalla storia ancora prima che dal mare in tempesta. E più sono piccoli, più parlano, perché più intimi, più legati al corpo. Sono memorie, relazioni, dialoghi importanti, con cui costruire un futuro diverso, senza più oggetti resi “orfani” dallo sradicamento e dalla violenza.

Un bambino corre sulla spiaggia del mare, lasciandosi alle spalle il “fantasma” di un altro bambino migrante meno fortunato (fotogramma tratto dal video Alisei)